Inquadramento generale
Variazione prodotti finiti - è la differenza tra le rimanenze finali e iniziali dei prodotti finiti in magazzino. Se l’impresa ha prodotto più di quanto ha venduto la variazione è positiva e aumenta il valore della produzione; se ha venduto scorte degli anni precedenti è negativa. Il piano usa tre conti: esistenze iniziali, rimanenze finali e il conto di variazione che ne raccoglie la differenza.
I prodotti finiti sono i beni che l’impresa ha fabbricato e che sono pronti per la vendita: mobili finiti, pezzi lavorati, prodotti alimentari confezionati. Includono anche i beni in conto deposito presso terzi, se non ancora venduti. I prodotti acquistati e rivenduti tali e quali sono merci e seguono B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci).
Cosa ci rientra
- Conti del gruppo. (Prodotti finiti c/esistenze iniziali); Prodotti finiti c/rimanenze finali; Variazione prodotti finiti.
- Esempi. Mobili finiti in magazzino; prodotti in conto deposito presso terzi.
Come riconoscerlo nei documenti
Inventario di fine anno valorizzato al costo di produzione; schede di magazzino.
Differenze con conti simili
- Merci. Le rimanenze di merci acquistate si rilevano in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci).
- Prodotti finiti acquistati. Sono merci.
Collocazione in bilancio
A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti), per il saldo dei tre conti.
Regole fiscali essenziali
- Imposte sui redditi. Le rimanenze di prodotti concorrono al reddito secondo l’art. 92 TUIR: si valutano al costo, con il metodo adottato in bilancio (FIFO, LIFO, costo medio), o al valore di mercato se inferiore.
- IRAP. Per le società di capitali la base IRAP è la differenza tra valore e costi della produzione (art. 5 D.Lgs. 446/1997): i componenti iscritti nel valore della produzione concorrono alla base per l’importo di bilancio.
- IVA. La variazione è una scrittura interna di fine anno: non c’è un’operazione con terzi e quindi nessuna IVA.
Variazione prodotti finiti: esempio di contabilizzazione
Le rimanenze iniziali sono di 40.000 euro e quelle finali, valutate all’inventario, di 55.000 euro: la variazione è positiva per 15.000 euro. Il piano usa tre conti, per le esistenze iniziali, le rimanenze finali e la variazione, che raccoglie la differenza.
Riconciliare prodotti realizzati, venduti e presso terzi, valorizzarli al costo senza margine e svalutare gli articoli obsoleti prima di calcolare la variazione in A.2.
Principi contabili (OIC)
Valore della produzione
L’OIC 12 raccoglie nella macroclasse A del conto economico i ricavi dell’attività caratteristica (A.1, ricavi delle vendite e delle prestazioni), le variazioni delle rimanenze di prodotti e dei lavori in corso (A.2, variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti, e A.3, variazioni dei lavori in corso su ordinazione), le capitalizzazioni per lavori interni (A.4, incrementi di immobilizzazioni per lavori interni) e gli altri ricavi e proventi della gestione non finanziaria (A.5, altri ricavi e proventi), con indicazione separata dei contributi in conto esercizio.
Valutazione delle rimanenze
Le rimanenze si valutano al minore tra il costo di acquisto o di produzione e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato (art. 2426 n. 9 c.c.; OIC 13): se in un esercizio successivo vengono meno i motivi della svalutazione, si ripristina il costo. La variazione tra rimanenze finali e iniziali si iscrive in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) con segno positivo se le scorte aumentano e negativo se diminuiscono (art. 2425 c.c.).
Conto deposito e beni presso terzi
I prodotti in conto deposito presso i clienti restano rimanenze dell’impresa finché il cliente non li ha venduti o acquisiti, perché i rischi e i benefici non sono ancora passati: la loro giacenza va inventariata come tale (OIC 13; OIC 34).
Nota integrativa
Le informazioni che la nota integrativa deve fornire su questa voce, con la fonte dell’obbligo.
- Criteri di valutazione. I criteri applicati nella valutazione della voce, nelle rettifiche di valore e nella conversione degli importi in valuta estera. Obbligo di legge: art. 2427, c. 1, n. 1, c.c.
- Svalutazioni e ripristini delle rimanenze. I criteri di svalutazione al valore di realizzo, gli eventuali ripristini del costo con il relativo effetto a conto economico e i gravami sulle rimanenze (pegno, riserva di proprietà). Principio contabile: OIC 13, par. 59-60 e 64.
Bilancio abbreviato e micro-imprese. Nel bilancio in forma abbreviata restano dovute: criteri di valutazione; svalutazioni e ripristini delle rimanenze (art. 2435-bis, c. 5, c.c.). Le micro-imprese sono esonerate dalla nota integrativa se in calce allo stato patrimoniale indicano impegni, garanzie e passività potenziali e i compensi e crediti di amministratori e sindaci (art. 2427, c. 1, n. 9 e 16); se la redigono, seguono le regole del bilancio abbreviato (art. 2435-ter c.c.).
Relazione sulla gestione
Le informazioni che la relazione sulla gestione deve contenere in relazione a questa voce, con la fonte dell’obbligo.
- Analisi della gestione e rischi. Un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione e dell’andamento della gestione, con indicatori finanziari e, se del caso, non finanziari, e la descrizione dei principali rischi e incertezze. Obbligo di legge: art. 2428, c. 1 e 2, c.c.
Esoneri. Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata non sono tenute alla relazione se forniscono in nota integrativa le informazioni sulle azioni proprie e della controllante (art. 2435-bis, c. 7, c.c.); le micro-imprese, se le riportano in calce allo stato patrimoniale (art. 2435-ter c.c.).
Disciplina fiscale
Imposte sui redditi
Le rimanenze di prodotti concorrono al reddito secondo l’art. 92 TUIR: si valutano al costo, con il metodo adottato in bilancio (FIFO, LIFO, costo medio), o al valore di mercato se inferiore. Le rimanenze finali sono un componente positivo, quelle iniziali un componente negativo. Le società in derivazione rafforzata seguono le valutazioni di bilancio, salvo le svalutazioni.
IRAP
Per le società di capitali la base IRAP è la differenza tra valore e costi della produzione (art. 5 D.Lgs. 446/1997): i componenti iscritti nel valore della produzione concorrono alla base per l’importo di bilancio. Le società di persone e le imprese individuali che non hanno optato per il metodo di bilancio assumono i ricavi secondo le regole del TUIR (art. 5-bis).
IVA
La variazione è una scrittura interna di fine anno: non c’è un’operazione con terzi e quindi nessuna IVA.
Rimanenze e reddito
Le variazioni delle rimanenze finali dei beni di cui all’art. 85, c. 1, lett. a e b, TUIR, rispetto alle esistenze iniziali, concorrono a formare il reddito dell’esercizio; la valutazione fiscale non può essere inferiore a quella che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore secondo i criteri dell’art. 92 (art. 92, c. 1 e 4-5). Le rimanenze finali di un esercizio, nell’importo indicato in dichiarazione, sono le esistenze iniziali dell’esercizio successivo (art. 92, c. 7).
IRAP: la variazione rileva
Per le società di capitali la variazione delle rimanenze è nella voce A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti), che fa parte della differenza tra valore e costi della produzione: concorre alla base IRAP con il suo segno (art. 5 D.Lgs. 446/1997). Le società di persone e le imprese individuali applicano l’art. 5-bis.
Nuovo testo unico dal 2027
Il D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117 riordina il TUIR in un testo unico che si applica dal 1° gennaio 2027. Le norme citate in questa voce valgono fino al 2026; dal 2027 l’art. 92 (rimanenze) diventa l’art. 101, l’art. 93 (opere, forniture e servizi di durata ultrannuale) l’art. 102 e l’art. 85 (ricavi) l’art. 94.
Variazione di fine anno
Le rimanenze iniziali sono di 40.000 euro e quelle finali, valutate all’inventario, di 55.000 euro: la variazione è positiva per 15.000 euro. Il piano usa tre conti, per le esistenze iniziali, le rimanenze finali e la variazione, che raccoglie la differenza.
1. Storno delle esistenze iniziali - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti finiti c/esistenze iniziali (A.2) | 40.000,00 | - |
| Prodotti finiti (C.I.4) | - | 40.000,00 |
| Totale | 40.000,00 | 40.000,00 |
Le rimanenze dell’anno precedente, portate nel bilancio d’apertura, si azzerano contro il conto delle esistenze iniziali.
2. Rilevazione delle rimanenze finali - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti finiti (C.I.4) | 55.000,00 | - |
| Prodotti finiti c/rimanenze finali (A.2) | - | 55.000,00 |
| Totale | 55.000,00 | 55.000,00 |
L’inventario di fine anno, valorizzato al minore tra costo e valore di realizzo, si iscrive nell’attivo.
3. Determinazione della variazione - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti finiti c/rimanenze finali (A.2) | 55.000,00 | - |
| Variazione prodotti finiti (A.2) | - | 15.000,00 |
| Prodotti finiti c/esistenze iniziali (A.2) | - | 40.000,00 |
| Totale | 55.000,00 | 55.000,00 |
Il conto di variazione raccoglie la differenza tra rimanenze finali e iniziali ed è il valore che si espone in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) del conto economico.
4. Storno delle esistenze iniziali dell’esercizio successivo - 31 dicembre 2026
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti finiti c/esistenze iniziali (A.2) | 55.000,00 | - |
| Prodotti finiti (C.I.4) | - | 55.000,00 |
| Totale | 55.000,00 | 55.000,00 |
Alla chiusura del 2026 le rimanenze finali del 2025 diventano esistenze iniziali e si stornano, per confrontarle con l’inventario del 2026: il ciclo si ripete ogni anno.
Controlli prima della dichiarazione
- Conto deposito. Includere nell’inventario i prodotti finiti presso terzi e attenersi ai riscontri periodici.
- Costo di produzione. Valorizzare i prodotti al costo di produzione, non al prezzo di listino.
- Obsolescenza. Svalutare i prodotti fuori moda, invenduti o danneggiati.
- Coerenza con le vendite. Riconciliare le quantità prodotte, vendute e in giacenza.
Errori ricorrenti
Prodotti valorizzati al prezzo di vendita
Le rimanenze non possono includere l’utile non realizzato.
Beni in conto deposito dimenticati
Restano di proprietà dell’impresa e vanno inventariati.
Merci in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti)
I beni acquistati e rivenduti seguono B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci).
