Inquadramento generale
Variazione prodotti in corso di lavorazione - è la differenza tra le rimanenze finali e iniziali dei beni che a fine anno sono ancora nel ciclo produttivo, valorizzati ai costi sostenuti fino a quel momento. Il piano usa tre conti: esistenze iniziali, rimanenze finali e il conto di variazione che ne raccoglie la differenza.
I prodotti in corso di lavorazione sono i beni che a fine anno hanno assorbito materiali e lavoro ma non sono ancora finiti: lotti in lavorazione, pezzi a metà delle fasi di produzione. Diversi dai lavori in corso su ordinazione, che si fanno su ordine di un cliente e si seguono in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).
Cosa ci rientra
- Conti del gruppo. (Prodotti in corso di lavorazione c/esistenze iniziali); Prodotti in corso di lavorazione c/rimanenze finali; Variazione prodotti in corso di lavorazione.
- Esempi. Lotti in lavorazione; pezzi a metà delle fasi di produzione.
Come riconoscerlo nei documenti
Inventario di fine anno valorizzato al costo di produzione; schede di magazzino.
Differenze con conti simili
- Lavori in corso su ordinazione. Le commesse per un cliente vanno in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).
Collocazione in bilancio
A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti), per il saldo dei tre conti.
Regole fiscali essenziali
- Imposte sui redditi. Le rimanenze di prodotti concorrono al reddito secondo l’art. 92 TUIR: si valutano al costo, con il metodo adottato in bilancio (FIFO, LIFO, costo medio), o al valore di mercato se inferiore.
- IRAP. Per le società di capitali la base IRAP è la differenza tra valore e costi della produzione (art. 5 D.Lgs. 446/1997): i componenti iscritti nel valore della produzione concorrono alla base per l’importo di bilancio.
- IVA. La variazione è una scrittura interna di fine anno: non c’è un’operazione con terzi e quindi nessuna IVA.
Variazione prodotti in corso di lavorazione: esempio di contabilizzazione
Le rimanenze iniziali sono di 20.000 euro e quelle finali, valutate all’inventario, di 26.000 euro: la variazione è positiva per 6.000 euro. Il piano usa tre conti, per le esistenze iniziali, le rimanenze finali e la variazione, che raccoglie la differenza.
Rilevare l'avanzamento di ciascun lotto e i costi effettivamente attribuibili, escludere sprechi anomali e separare le produzioni su commessa prima di valorizzare le rimanenze.
Principi contabili (OIC)
Valore della produzione
L’OIC 12 raccoglie nella macroclasse A del conto economico i ricavi dell’attività caratteristica (A.1, ricavi delle vendite e delle prestazioni), le variazioni delle rimanenze di prodotti e dei lavori in corso (A.2, variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti, e A.3, variazioni dei lavori in corso su ordinazione), le capitalizzazioni per lavori interni (A.4, incrementi di immobilizzazioni per lavori interni) e gli altri ricavi e proventi della gestione non finanziaria (A.5, altri ricavi e proventi), con indicazione separata dei contributi in conto esercizio.
Valutazione delle rimanenze
Le rimanenze si valutano al minore tra il costo di acquisto o di produzione e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato (art. 2426 n. 9 c.c.; OIC 13): se in un esercizio successivo vengono meno i motivi della svalutazione, si ripristina il costo. La variazione tra rimanenze finali e iniziali si iscrive in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) con segno positivo se le scorte aumentano e negativo se diminuiscono (art. 2425 c.c.).
Costi sostenuti fino alla chiusura
I prodotti in corso di lavorazione si valutano ai costi di produzione sostenuti fino a quel momento, cioè materiali, lavoro diretto e quota di costi indiretti di fabbricazione; il valore è il costo, salvo il valore di realizzazione se minore (art. 2426 n. 1 e n. 9 c.c.; OIC 13).
Nota integrativa
Le informazioni che la nota integrativa deve fornire su questa voce, con la fonte dell’obbligo.
- Criteri di valutazione. I criteri applicati nella valutazione della voce, nelle rettifiche di valore e nella conversione degli importi in valuta estera. Obbligo di legge: art. 2427, c. 1, n. 1, c.c.
- Svalutazioni e ripristini delle rimanenze. I criteri di svalutazione al valore di realizzo, gli eventuali ripristini del costo con il relativo effetto a conto economico e i gravami sulle rimanenze (pegno, riserva di proprietà). Principio contabile: OIC 13, par. 59-60 e 64.
Bilancio abbreviato e micro-imprese. Nel bilancio in forma abbreviata restano dovute: criteri di valutazione; svalutazioni e ripristini delle rimanenze (art. 2435-bis, c. 5, c.c.). Le micro-imprese sono esonerate dalla nota integrativa se in calce allo stato patrimoniale indicano impegni, garanzie e passività potenziali e i compensi e crediti di amministratori e sindaci (art. 2427, c. 1, n. 9 e 16); se la redigono, seguono le regole del bilancio abbreviato (art. 2435-ter c.c.).
Relazione sulla gestione
Le informazioni che la relazione sulla gestione deve contenere in relazione a questa voce, con la fonte dell’obbligo.
- Analisi della gestione e rischi. Un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione e dell’andamento della gestione, con indicatori finanziari e, se del caso, non finanziari, e la descrizione dei principali rischi e incertezze. Obbligo di legge: art. 2428, c. 1 e 2, c.c.
Esoneri. Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata non sono tenute alla relazione se forniscono in nota integrativa le informazioni sulle azioni proprie e della controllante (art. 2435-bis, c. 7, c.c.); le micro-imprese, se le riportano in calce allo stato patrimoniale (art. 2435-ter c.c.).
Disciplina fiscale
Imposte sui redditi
Le rimanenze di prodotti concorrono al reddito secondo l’art. 92 TUIR: si valutano al costo, con il metodo adottato in bilancio (FIFO, LIFO, costo medio), o al valore di mercato se inferiore. Le rimanenze finali sono un componente positivo, quelle iniziali un componente negativo. Le società in derivazione rafforzata seguono le valutazioni di bilancio, salvo le svalutazioni.
IRAP
Per le società di capitali la base IRAP è la differenza tra valore e costi della produzione (art. 5 D.Lgs. 446/1997): i componenti iscritti nel valore della produzione concorrono alla base per l’importo di bilancio. Le società di persone e le imprese individuali che non hanno optato per il metodo di bilancio assumono i ricavi secondo le regole del TUIR (art. 5-bis).
IVA
La variazione è una scrittura interna di fine anno: non c’è un’operazione con terzi e quindi nessuna IVA.
Prodotti in corso di lavorazione
Per i prodotti in corso di lavorazione, in corso di esecuzione al termine dell’esercizio, l’art. 92, c. 6, TUIR prevede la valutazione in base alle spese sostenute nell’esercizio stesso; le imprese che li contabilizzano in bilancio con il metodo della percentuale di completamento applicano lo stesso metodo anche ai fini del reddito.
Rimanenze e reddito
Le variazioni delle rimanenze finali dei beni di cui all’art. 85, c. 1, lett. a e b, TUIR, rispetto alle esistenze iniziali, concorrono a formare il reddito dell’esercizio; la valutazione fiscale non può essere inferiore a quella che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore secondo i criteri dell’art. 92 (art. 92, c. 1 e 4-5). Le rimanenze finali di un esercizio, nell’importo indicato in dichiarazione, sono le esistenze iniziali dell’esercizio successivo (art. 92, c. 7).
IRAP: la variazione rileva
Per le società di capitali la variazione delle rimanenze è nella voce A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti), che fa parte della differenza tra valore e costi della produzione: concorre alla base IRAP con il suo segno (art. 5 D.Lgs. 446/1997). Le società di persone e le imprese individuali applicano l’art. 5-bis.
Nuovo testo unico dal 2027
Il D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117 riordina il TUIR in un testo unico che si applica dal 1° gennaio 2027. Le norme citate in questa voce valgono fino al 2026; dal 2027 l’art. 92 (rimanenze) diventa l’art. 101, l’art. 93 (opere, forniture e servizi di durata ultrannuale) l’art. 102 e l’art. 85 (ricavi) l’art. 94.
Variazione di fine anno
Le rimanenze iniziali sono di 20.000 euro e quelle finali, valutate all’inventario, di 26.000 euro: la variazione è positiva per 6.000 euro. Il piano usa tre conti, per le esistenze iniziali, le rimanenze finali e la variazione, che raccoglie la differenza.
1. Storno delle esistenze iniziali - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti in corso di lavorazione c/esistenze iniziali (A.2) | 20.000,00 | - |
| Prodotti in corso di lavorazione (C.I.2) | - | 20.000,00 |
| Totale | 20.000,00 | 20.000,00 |
Le rimanenze dell’anno precedente, portate nel bilancio d’apertura, si azzerano contro il conto delle esistenze iniziali.
2. Rilevazione delle rimanenze finali - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti in corso di lavorazione (C.I.2) | 26.000,00 | - |
| Prodotti in corso di lavorazione c/rimanenze finali (A.2) | - | 26.000,00 |
| Totale | 26.000,00 | 26.000,00 |
L’inventario di fine anno, valorizzato al minore tra costo e valore di realizzo, si iscrive nell’attivo.
3. Determinazione della variazione - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti in corso di lavorazione c/rimanenze finali (A.2) | 26.000,00 | - |
| Variazione prodotti in corso di lavorazione (A.2) | - | 6.000,00 |
| Prodotti in corso di lavorazione c/esistenze iniziali (A.2) | - | 20.000,00 |
| Totale | 26.000,00 | 26.000,00 |
Il conto di variazione raccoglie la differenza tra rimanenze finali e iniziali ed è il valore che si espone in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) del conto economico.
4. Storno delle esistenze iniziali dell’esercizio successivo - 31 dicembre 2026
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prodotti in corso di lavorazione c/esistenze iniziali (A.2) | 26.000,00 | - |
| Prodotti in corso di lavorazione (C.I.2) | - | 26.000,00 |
| Totale | 26.000,00 | 26.000,00 |
Alla chiusura del 2026 le rimanenze finali del 2025 diventano esistenze iniziali e si stornano, per confrontarle con l’inventario del 2026: il ciclo si ripete ogni anno.
Controlli prima della dichiarazione
- Stato di avanzamento. Rilevare a fine anno il grado di lavorazione di ciascun lotto.
- Costi imputati. Documentare materiali, ore di lavoro e costi indiretti attribuiti al lotto.
- Distinzione da A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione). Verificare che le lavorazioni per un cliente siano nelle commesse, non qui.
- Scarti di lavorazione. Non capitalizzare i costi di scarti e sprechi anomali.
Errori ricorrenti
Commesse in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti)
Le produzioni su ordinazione vanno in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).
Costi generali di struttura capitalizzati
Le spese generali non attribuibili alla produzione sono costi dell’esercizio.
Nessuna valorizzazione
Lasciare i lotti a zero riduce il risultato dell’anno e lo sposta al successivo.
