Glossario delle voci di bilancio 2026 Normativa OIC & TUIR vigente Aggiornato il 22 Settembre 2026

Variazione delle rimanenze di materiali di consumo

Nel piano dei conti Indice A–Z (729 voci) →

📋Inquadramento generale

Sintesi Operativa

Variazione delle rimanenze di materiali di consumo - è la differenza tra i materiali di consumo in magazzino a inizio e a fine anno: lubrificanti, detergenti industriali, ricambi di uso corrente, imballaggi. Si rileva quando le giacenze sono significative.

I materiali di consumo sono i beni che l’impresa usa nell’attività senza che diventino parte del prodotto: oli lubrificanti dei macchinari, detergenti, guanti, ricambi di uso corrente, imballaggi a perdere. Il piano tiene per loro un conto di variazione distinto da quello delle sussidiarie, perché le scorte sono di norma poco rilevanti e la variazione si rileva solo quando supera la soglia di rilevanza.

Cosa ci rientra

  • Cosa si inventaria. Lubrificanti e oli; ricambi di uso corrente; imballaggi a perdere; materiali di manutenzione.

Come riconoscerlo nei documenti

Non c’è una fattura: a inizio anno si stornano le rimanenze iniziali a conto economico e a fine anno si rilevano le rimanenze finali risultanti dall’inventario. La differenza è la variazione, che corregge gli acquisti registrati in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).

Differenze con conti simili

  • Acquisti. Gli acquisti dell’anno sono in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).
  • Prodotti finiti e semilavorati di produzione propria. La loro variazione è in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti), tra i ricavi.
  • Lavori in corso su ordinazione. La loro variazione è in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).

Collocazione in bilancio

B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) per la differenza, positiva in questo esempio (500 euro): se le rimanenze diminuiscono è un costo, se aumentano riduce i costi. Le rimanenze nell’attivo in C.I.1 (materie prime, sussidiarie e di consumo).

Rilevanza delle scorte

Un magazzino di ricambi e consumabili di importo costante da un anno all’altro produce una variazione vicina allo zero: rilevare la variazione non cambia il risultato e l’impresa può imputare l’intero acquisto a costo, ai sensi del principio di rilevanza (art. 2423, c. 4, c.c.). Se invece le scorte sono cresciute, per esempio per un acquisto anticipato di ricambi prima di un rincaro, ignorare la variazione sposta un costo dall’anno in cui il bene sarà consumato a quello dell’acquisto.

Regole fiscali essenziali

  • Imposte sui redditi. La variazione delle rimanenze concorre al reddito: le rimanenze finali si sommano ai ricavi e quelle iniziali si sottraggono (art. 92 TUIR).
  • IRAP. La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo di bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997); secondo Assonime le svalutazioni prudenziali che hanno natura di accantonamento non sono deducibili neppure ai fini IRAP.
  • IVA. La variazione delle rimanenze è una scrittura interna senza IVA.

Variazione delle rimanenze di materiali di consumo: esempio di contabilizzazione

Un’officina acquista nel 2025 lubrificanti, detergenti e ricambi di uso corrente per 8.000 euro più IVA al 22%. A inizio anno le scorte valevano 3.000 euro; l’inventario del 31 dicembre le valuta 2.500 euro, perché nell’anno è stata consumata anche parte delle scorte precedenti.

Regola Fondamentale & Ratio

Contare i consumabili rilevanti, documentare la soglia adottata e separare i ricambi specifici da capitalizzare prima di calcolare la variazione delle rimanenze.

Riferimenti Normativi Primari:
Codice civile, artt. 2423 e 2426TUIR, art. 92D.Lgs. 446/1997, art. 5

🏛️Principi contabili (OIC)

Classificazione in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci)

L’OIC 12 iscrive in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) la variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci, calcolata come esistenze iniziali meno rimanenze finali: se le scorte calano è un costo, se crescono riduce i costi. Le variazioni dei prodotti in corso, semilavorati e finiti di produzione propria stanno in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) e quelle dei lavori su ordinazione in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).

Valutazione delle rimanenze

Le rimanenze si valutano al minore tra il costo di acquisto, con gli oneri accessori, e il valore di realizzazione desumibile dal mercato (art. 2426, n. 9, c.c.; OIC 13). Per i beni fungibili il costo si calcola con la media ponderata o con il metodo del primo entrato, primo uscito (art. 2426, n. 10, c.c.), applicato in modo costante negli anni. Se in seguito vengono meno i motivi della svalutazione, il costo si ripristina.

Ricambi di uso corrente e ricambi speciali

I ricambi di uso corrente, destinati al consumo, sono rimanenze; i ricambi speciali, legati a un macchinario e utilizzabili solo con esso, sono invece immobilizzazioni materiali e si ammortizzano con il bene (OIC 16).

🏛️Nota integrativa

Informazioni obbligatorie

Le informazioni che la nota integrativa deve fornire su questa voce, con la fonte dell’obbligo.

  • Criteri di valutazione. I criteri applicati nella valutazione della voce, nelle rettifiche di valore e nella conversione degli importi in valuta estera. Obbligo di legge: art. 2427, c. 1, n. 1, c.c.
  • Svalutazioni e ripristini delle rimanenze. I criteri di svalutazione al valore di realizzo, gli eventuali ripristini del costo con il relativo effetto a conto economico e i gravami sulle rimanenze (pegno, riserva di proprietà). Principio contabile: OIC 13, par. 59-60 e 64.

Bilancio abbreviato e micro-imprese. Nel bilancio in forma abbreviata restano dovute: criteri di valutazione; svalutazioni e ripristini delle rimanenze (art. 2435-bis, c. 5, c.c.). Le micro-imprese sono esonerate dalla nota integrativa se in calce allo stato patrimoniale indicano impegni, garanzie e passività potenziali e i compensi e crediti di amministratori e sindaci (art. 2427, c. 1, n. 9 e 16); se la redigono, seguono le regole del bilancio abbreviato (art. 2435-ter c.c.).

🏛️Relazione sulla gestione

Informazioni obbligatorie

Le informazioni che la relazione sulla gestione deve contenere in relazione a questa voce, con la fonte dell’obbligo.

  • Analisi della gestione e rischi. Un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione e dell’andamento della gestione, con indicatori finanziari e, se del caso, non finanziari, e la descrizione dei principali rischi e incertezze. Obbligo di legge: art. 2428, c. 1 e 2, c.c.

Esoneri. Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata non sono tenute alla relazione se forniscono in nota integrativa le informazioni sulle azioni proprie e della controllante (art. 2435-bis, c. 7, c.c.); le micro-imprese, se le riportano in calce allo stato patrimoniale (art. 2435-ter c.c.).

⚖️Disciplina fiscale

Imposte sui redditi

La variazione delle rimanenze concorre al reddito: le rimanenze finali si sommano ai ricavi e quelle iniziali si sottraggono (art. 92 TUIR). Fiscalmente i beni fungibili si valutano, come base, con il LIFO a scatti per categorie omogenee, ma chi in bilancio usa FIFO, costo medio ponderato o LIFO continuo mantiene gli stessi valori (art. 92, c. 4). La svalutazione è deducibile solo fino al valore normale medio dell’ultimo mese dell’esercizio, applicato all’intera quantità della categoria (art. 92, c. 5); le svalutazioni prudenziali per obsolescenza o invendibilità oltre quel valore sono, secondo Assonime, accantonamenti non deducibili. Per le società in derivazione rafforzata le rimanenze finali del bilancio sono l’esistenza iniziale dell’anno dopo, anche fiscalmente.

IRAP

La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo di bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997); secondo Assonime le svalutazioni prudenziali che hanno natura di accantonamento non sono deducibili neppure ai fini IRAP.

IVA

La variazione delle rimanenze è una scrittura interna senza IVA. Accantonamenti, svalutazioni, rettifiche di valore e imposte sul reddito sono scritture interne di fine anno o debiti verso l’Erario: non c’è un’operazione con un fornitore e quindi non c’è IVA. L’IVA riguarda solo gli acquisti e le vendite da cui quei valori derivano.

Rimanenze finali e categorie omogenee

Le variazioni delle rimanenze concorrono al reddito: le finali si sommano ai ricavi e le iniziali si sottraggono. Le finali sono assunte per un valore non inferiore a quello che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore (art. 92, c. 1, TUIR). Chi in bilancio usa la media ponderata o il FIFO mantiene gli stessi valori anche ai fini fiscali (art. 92, c. 4); se il valore unitario medio supera il valore normale dell’ultimo mese, il valore minimo si calcola sull’intera quantità al valore normale (c. 5). Le rimanenze finali sono le esistenze iniziali dell’anno dopo (c. 7).

Beni che rientrano

Le variazioni delle rimanenze di materiali di consumo concorrono al reddito quando il conto è tenuto; se l’impresa non rileva la variazione per irrilevanza, il costo dedotto è quello dell’acquisto: la scelta regge finché il valore delle scorte è modesto e costante, ma se le scorte crescono in modo sensibile la variazione va rilevata anche ai fini fiscali.

IRAP

La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo iscritto in bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997): non serve alcuna variazione. Una svalutazione prudenziale che ha la natura di accantonamento non ha però rilievo come costo deducibile ai fini IRAP.

Testo unico dal 2027

Dal 1° gennaio 2027 la disciplina è nell’art. 101 del nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), con gli stessi commi (1 categorie omogenee, 3 voci distinte per esercizio, 4 media ponderata e FIFO, 5 valore normale, 7 esistenze iniziali) e la stessa impostazione dell’art. 92 attuale.

Gli importi degli esempi hanno finalità illustrativa del meccanismo contabile e fiscale: salvo diversa indicazione nel testo, non vanno intesi come valori tipici o di riferimento per casi reali.

📊Da 3.000 a 2.500 euro

Acquisti, inventario e variazione dell’anno
Caso pratico guidato · Dati di partenza

Un’officina acquista nel 2025 lubrificanti, detergenti e ricambi di uso corrente per 8.000 euro più IVA al 22%. A inizio anno le scorte valevano 3.000 euro; l’inventario del 31 dicembre le valuta 2.500 euro, perché nell’anno è stata consumata anche parte delle scorte precedenti.

1. Fattura di acquisto - 10 marzo 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Acquisti di materiali di consumo (B.6) 8.000,00 -
IVA a credito (C.II.5-bis) 1.760,00 -
Debiti verso fornitori (D.7) - 9.760,00
Totale 9.760,00 9.760,00

Gli acquisti dell’anno vanno in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) per l’intero importo.

2. Pagamento - 10 aprile 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Debiti verso fornitori (D.7) 9.760,00 -
Banca c/c (C.IV.1) - 9.760,00
Totale 9.760,00 9.760,00

Il pagamento chiude il debito verso il fornitore: nessun effetto sul costo, che è già di competenza.

3. Storno delle esistenze iniziali - 31 dicembre 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze iniziali di materiali di consumo (B.11) 3.000,00 -
Rimanenze di materiali di consumo (C.I.1) - 3.000,00
Totale 3.000,00 3.000,00

Le scorte dell’anno precedente si azzerano contro il conto delle esistenze iniziali di B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci): diventano costo dell’anno.

4. Rilevazione delle rimanenze finali - 31 dicembre 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze di materiali di consumo (C.I.1) 2.500,00 -
Rimanenze finali di materiali di consumo (B.11) - 2.500,00
Totale 2.500,00 2.500,00

L’inventario di fine anno, valorizzato al minore tra costo e valore di realizzo, si iscrive nell’attivo in C.I.1 (rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo).

5. Determinazione della variazione - 31 dicembre 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze finali di materiali di consumo (B.11) 2.500,00 -
Variazione delle rimanenze di materiali di consumo (B.11) 500,00 -
Rimanenze iniziali di materiali di consumo (B.11) - 3.000,00
Totale 3.000,00 3.000,00

Le scorte calano di 500 euro: la variazione, positiva, è un costo perché l’impresa ha consumato anche materiali acquistati in anni precedenti. In conto economico B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) espone 500 euro.

6. Storno delle esistenze iniziali dell’esercizio successivo - 31 dicembre 2026

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze iniziali di materiali di consumo (B.11) 2.500,00 -
Rimanenze di materiali di consumo (C.I.1) - 2.500,00
Totale 2.500,00 2.500,00

Alla chiusura del 2026 le rimanenze finali del 2025 diventano esistenze iniziali e si stornano.

⚠️Controlli prima della dichiarazione

  • Soglia di rilevanza. Documentare il criterio con cui si decide di non rilevare la variazione e ripeterlo negli anni.
  • Inventario fisico. Contare almeno le categorie più rilevanti, come carburanti in cisterna e lubrificanti sfusi.
  • Ricambi speciali. Verificare che i ricambi legati a un macchinario non siano rimanenze ma immobilizzazioni.
  • Obsolescenza. Svalutare i ricambi di macchinari dismessi o non più utilizzabili.
  • Coerenza tra anni. Non alternare rilevazione e irrilevanza di anno in anno.

⚠️Errori ricorrenti

Errore ricorrente

Ricambi speciali in magazzino

Un ricambio utilizzabile solo con un macchinario si capitalizza sul macchinario e si ammortizza.

Errore ricorrente

Rilevanza usata a intermittenza

La scelta di non rilevare la variazione deve essere costante.

Errore ricorrente

Materiali di consumo tra le sussidiarie

Le sussidiarie entrano nel prodotto, i materiali di consumo no: i conti sono distinti.

Errore ricorrente

Scorte non svalutate

I materiali obsoleti vanno adeguati al valore di realizzo.