Inquadramento generale
Variazione delle rimanenze di merci - è la differenza tra le merci in magazzino a inizio e a fine anno. Per un commerciante è il conto che trasforma gli acquisti dell’anno in costo del venduto: acquisti più rimanenze iniziali meno rimanenze finali.
Per un’impresa commerciale le merci sono il bene che si compra per rivendere senza trasformare. Gli acquisti si registrano in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) per l’intero importo; il costo delle merci vendute nell’anno si ottiene sommando le rimanenze iniziali e sottraendo le finali, ed è proprio la variazione di B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) a fare questo passaggio. Per chi ha un magazzino movimentato, come un negozio, il conto è quello con il maggiore impatto sul margine lordo.
Cosa ci rientra
- Cosa si inventaria. Merci in negozio e in magazzino; merci presso terzi in conto deposito; merci in viaggio già di proprietà.
Come riconoscerlo nei documenti
Non c’è una fattura: a inizio anno si stornano le rimanenze iniziali a conto economico e a fine anno si rilevano le rimanenze finali risultanti dall’inventario. La differenza è la variazione, che corregge gli acquisti registrati in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).
Differenze con conti simili
- Acquisti. Gli acquisti dell’anno sono in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).
- Prodotti finiti e semilavorati di produzione propria. La loro variazione è in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti), tra i ricavi.
- Lavori in corso su ordinazione. La loro variazione è in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).
Collocazione in bilancio
B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) per la differenza, negativa in questo esempio (15.000 euro): se le rimanenze diminuiscono è un costo, se aumentano riduce i costi. Le rimanenze nell’attivo in C.I.4 (prodotti finiti e merci).
Merci fuori dai magazzini
Nell’inventario rientrano anche le merci di proprietà che non si trovano nel magazzino dell’impresa: quelle presso terzi in conto deposito o in conto lavorazione, quelle in viaggio se il rischio è già passato all’impresa secondo le condizioni di resa. Restano invece escluse le merci di terzi ricevute in conto deposito o in visione, che appartengono al fornitore finché non vengono vendute.
Commercio al minuto
Chi vende al dettaglio può valutare le rimanenze con il metodo del prezzo al dettaglio, ottenuto dal prezzo di vendita al netto del margine medio: anche ai fini fiscali se ne tiene conto in deroga alla regola generale, illustrando i criteri nella dichiarazione dei redditi o in un allegato (art. 92, c. 8, TUIR).
Regole fiscali essenziali
- Imposte sui redditi. La variazione delle rimanenze concorre al reddito: le rimanenze finali si sommano ai ricavi e quelle iniziali si sottraggono (art. 92 TUIR).
- IRAP. La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo di bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997); secondo Assonime le svalutazioni prudenziali che hanno natura di accantonamento non sono deducibili neppure ai fini IRAP.
- IVA. La variazione delle rimanenze è una scrittura interna senza IVA.
Variazione delle rimanenze di merci: esempio di contabilizzazione
Un negozio acquista nel 2025 merci per 500.000 euro più IVA al 22%. A inizio anno il magazzino valeva 80.000 euro; l’inventario del 31 dicembre lo valuta 95.000 euro. Le vendite dell’anno hanno quindi fatto uscire merci per 485.000 euro di costo: 500.000 di acquisti più 80.000 iniziali meno 95.000 finali.
Riconciliare inventario e schede di magazzino includendo le merci proprie presso terzi, verificare le consegne a cavallo d'anno e calcolare B.11 come iniziali meno finali.
Principi contabili (OIC)
Classificazione in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci)
L’OIC 12 iscrive in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) la variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci, calcolata come esistenze iniziali meno rimanenze finali: se le scorte calano è un costo, se crescono riduce i costi. Le variazioni dei prodotti in corso, semilavorati e finiti di produzione propria stanno in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) e quelle dei lavori su ordinazione in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).
Valutazione delle rimanenze
Le rimanenze si valutano al minore tra il costo di acquisto, con gli oneri accessori, e il valore di realizzazione desumibile dal mercato (art. 2426, n. 9, c.c.; OIC 13). Per i beni fungibili il costo si calcola con la media ponderata o con il metodo del primo entrato, primo uscito (art. 2426, n. 10, c.c.), applicato in modo costante negli anni. Se in seguito vengono meno i motivi della svalutazione, il costo si ripristina.
Merci in viaggio e in conto deposito
Le merci in viaggio si iscrivono quando il rischio e il beneficio passano all’impresa secondo le condizioni di consegna; quelle in conto deposito presso terzi restano nelle rimanenze del proprietario finché il terzo non le vende (OIC 13; OIC 34).
Nota integrativa
Le informazioni che la nota integrativa deve fornire su questa voce, con la fonte dell’obbligo.
- Criteri di valutazione. I criteri applicati nella valutazione della voce, nelle rettifiche di valore e nella conversione degli importi in valuta estera. Obbligo di legge: art. 2427, c. 1, n. 1, c.c.
- Svalutazioni e ripristini delle rimanenze. I criteri di svalutazione al valore di realizzo, gli eventuali ripristini del costo con il relativo effetto a conto economico e i gravami sulle rimanenze (pegno, riserva di proprietà). Principio contabile: OIC 13, par. 59-60 e 64.
Bilancio abbreviato e micro-imprese. Nel bilancio in forma abbreviata restano dovute: criteri di valutazione; svalutazioni e ripristini delle rimanenze (art. 2435-bis, c. 5, c.c.). Le micro-imprese sono esonerate dalla nota integrativa se in calce allo stato patrimoniale indicano impegni, garanzie e passività potenziali e i compensi e crediti di amministratori e sindaci (art. 2427, c. 1, n. 9 e 16); se la redigono, seguono le regole del bilancio abbreviato (art. 2435-ter c.c.).
Relazione sulla gestione
Le informazioni che la relazione sulla gestione deve contenere in relazione a questa voce, con la fonte dell’obbligo.
- Analisi della gestione e rischi. Un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione e dell’andamento della gestione, con indicatori finanziari e, se del caso, non finanziari, e la descrizione dei principali rischi e incertezze. Obbligo di legge: art. 2428, c. 1 e 2, c.c.
Esoneri. Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata non sono tenute alla relazione se forniscono in nota integrativa le informazioni sulle azioni proprie e della controllante (art. 2435-bis, c. 7, c.c.); le micro-imprese, se le riportano in calce allo stato patrimoniale (art. 2435-ter c.c.).
Disciplina fiscale
Imposte sui redditi
La variazione delle rimanenze concorre al reddito: le rimanenze finali si sommano ai ricavi e quelle iniziali si sottraggono (art. 92 TUIR). Fiscalmente i beni fungibili si valutano, come base, con il LIFO a scatti per categorie omogenee, ma chi in bilancio usa FIFO, costo medio ponderato o LIFO continuo mantiene gli stessi valori (art. 92, c. 4). La svalutazione è deducibile solo fino al valore normale medio dell’ultimo mese dell’esercizio, applicato all’intera quantità della categoria (art. 92, c. 5); le svalutazioni prudenziali per obsolescenza o invendibilità oltre quel valore sono, secondo Assonime, accantonamenti non deducibili. Per le società in derivazione rafforzata le rimanenze finali del bilancio sono l’esistenza iniziale dell’anno dopo, anche fiscalmente.
IRAP
La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo di bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997); secondo Assonime le svalutazioni prudenziali che hanno natura di accantonamento non sono deducibili neppure ai fini IRAP.
IVA
La variazione delle rimanenze è una scrittura interna senza IVA. Accantonamenti, svalutazioni, rettifiche di valore e imposte sul reddito sono scritture interne di fine anno o debiti verso l’Erario: non c’è un’operazione con un fornitore e quindi non c’è IVA. L’IVA riguarda solo gli acquisti e le vendite da cui quei valori derivano.
Rimanenze finali e categorie omogenee
Le variazioni delle rimanenze concorrono al reddito: le finali si sommano ai ricavi e le iniziali si sottraggono. Le finali sono assunte per un valore non inferiore a quello che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore (art. 92, c. 1, TUIR). Chi in bilancio usa la media ponderata o il FIFO mantiene gli stessi valori anche ai fini fiscali (art. 92, c. 4); se il valore unitario medio supera il valore normale dell’ultimo mese, il valore minimo si calcola sull’intera quantità al valore normale (c. 5). Le rimanenze finali sono le esistenze iniziali dell’anno dopo (c. 7).
Beni che rientrano
Le merci sono i beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa, e le loro rimanenze concorrono al reddito per il valore che risulta dalle categorie omogenee (art. 85, c. 1, lett. a, TUIR, dal 2027 art. 94). Se le rimanenze non sono imputate al conto economico, concorrono comunque al reddito (art. 109, c. 3, TUIR, dal 2027 art. 118, c. 3).
IRAP
La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo iscritto in bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997): non serve alcuna variazione. Una svalutazione prudenziale che ha la natura di accantonamento non ha però rilievo come costo deducibile ai fini IRAP.
Testo unico dal 2027
Dal 1° gennaio 2027 la disciplina è nell’art. 101 del nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), con gli stessi commi (1 categorie omogenee, 3 voci distinte per esercizio, 4 media ponderata e FIFO, 5 valore normale, 7 esistenze iniziali) e la stessa impostazione dell’art. 92 attuale.
Da 80.000 a 95.000 euro
Un negozio acquista nel 2025 merci per 500.000 euro più IVA al 22%. A inizio anno il magazzino valeva 80.000 euro; l’inventario del 31 dicembre lo valuta 95.000 euro. Le vendite dell’anno hanno quindi fatto uscire merci per 485.000 euro di costo: 500.000 di acquisti più 80.000 iniziali meno 95.000 finali.
1. Fattura di acquisto - 10 marzo 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Acquisti di merci (B.6) | 500.000,00 | - |
| IVA a credito (C.II.5-bis) | 110.000,00 | - |
| Debiti verso fornitori (D.7) | - | 610.000,00 |
| Totale | 610.000,00 | 610.000,00 |
Gli acquisti dell’anno vanno in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) per l’intero importo, compresi i beni ancora in magazzino a fine anno.
2. Pagamento - 10 aprile 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti verso fornitori (D.7) | 610.000,00 | - |
| Banca c/c (C.IV.1) | - | 610.000,00 |
| Totale | 610.000,00 | 610.000,00 |
Il pagamento chiude il debito verso il fornitore: nessun effetto sul costo, che è già di competenza.
3. Storno delle esistenze iniziali - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Rimanenze iniziali di merci (B.11) | 80.000,00 | - |
| Rimanenze di merci (C.I.4) | - | 80.000,00 |
| Totale | 80.000,00 | 80.000,00 |
Il magazzino dell’anno precedente si azzera contro le esistenze iniziali di B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci): diventa costo dell’anno, che verrà compensato dalle rimanenze finali.
4. Rilevazione delle rimanenze finali - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Rimanenze di merci (C.I.4) | 95.000,00 | - |
| Rimanenze finali di merci (B.11) | - | 95.000,00 |
| Totale | 95.000,00 | 95.000,00 |
L’inventario di fine anno, valorizzato al minore tra costo e valore di realizzo, si iscrive nell’attivo in C.I.4 (merci) contro le rimanenze finali di B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci).
5. Determinazione della variazione - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Rimanenze finali di merci (B.11) | 95.000,00 | - |
| Rimanenze iniziali di merci (B.11) | - | 80.000,00 |
| Variazione delle rimanenze di merci (B.11) | - | 15.000,00 |
| Totale | 95.000,00 | 95.000,00 |
Il magazzino cresce di 15.000 euro: la variazione, negativa, riduce i costi e il costo del venduto scende a 485.000 euro. In conto economico B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) espone un importo negativo di 15.000 euro.
6. Storno delle esistenze iniziali dell’esercizio successivo - 31 dicembre 2026
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Rimanenze iniziali di merci (B.11) | 95.000,00 | - |
| Rimanenze di merci (C.I.4) | - | 95.000,00 |
| Totale | 95.000,00 | 95.000,00 |
Alla chiusura del 2026 le rimanenze finali del 2025 diventano esistenze iniziali e si stornano, per essere confrontate con l’inventario del 2026.
Controlli prima della dichiarazione
- Inventario fisico. Contare le merci al 31 dicembre, anche quelle presso terzi, e riconciliare con le schede di magazzino.
- Cut-off. Verificare che le merci ricevute e non fatturate, e le fatture ricevute per merci non arrivate, siano nell’anno giusto.
- Valutazione. Confrontare il costo con il valore di realizzo e svalutare le merci obsolete, danneggiate o fuori stagione.
- Metodo. Applicare lo stesso metodo di valutazione degli anni precedenti e valutare le categorie omogenee per natura e per valore ai fini fiscali.
- Merci di terzi. Escludere dall’inventario le merci in conto deposito ricevute da fornitori.
Errori ricorrenti
Merci valutate al prezzo di vendita
Le rimanenze si valutano al costo, altrimenti si iscrive un utile non ancora realizzato.
Merci in conto deposito dimenticate
Quelle presso i clienti restano di proprietà dell’impresa e vanno inventariate.
Segno invertito
Se il magazzino aumenta, B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) riduce i costi; se cala, li aumenta.
Cut-off mancato
Le merci ricevute prima del 31 dicembre appartengono all’anno anche se la fattura arriva dopo.
