Glossario delle voci di bilancio 2026 Normativa OIC & TUIR vigente Aggiornato il 22 Settembre 2026

Variazione delle rimanenze di materie sussidiarie

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📋Inquadramento generale

Sintesi Operativa

Variazione delle rimanenze di materie sussidiarie - è la differenza tra le materie sussidiarie in magazzino a inizio e a fine anno: colle, vernici, minuterie e componenti minori.

Le materie sussidiarie sono i materiali che partecipano al processo produttivo senza diventare il componente principale del prodotto: la vernice di un mobile, la colla di una scatola, la viteria di un assemblaggio. Come le materie prime si comprano in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) e si trasformano in costo di produzione solo per la parte consumata: la parte ancora in magazzino a fine anno si sospende con le rimanenze, e la variazione in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) corregge il costo degli acquisti.

Cosa ci rientra

  • Cosa si inventaria. Vernici e colle; viteria e minuterie; etichette e componenti di completamento.

Come riconoscerlo nei documenti

Non c’è una fattura: a inizio anno si stornano le rimanenze iniziali a conto economico e a fine anno si rilevano le rimanenze finali risultanti dall’inventario. La differenza è la variazione, che corregge gli acquisti registrati in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).

Differenze con conti simili

  • Acquisti. Gli acquisti dell’anno sono in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).
  • Prodotti finiti e semilavorati di produzione propria. La loro variazione è in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti), tra i ricavi.
  • Lavori in corso su ordinazione. La loro variazione è in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).

Collocazione in bilancio

B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) per la differenza, negativa in questo esempio (1.500 euro): se le rimanenze diminuiscono è un costo, se aumentano riduce i costi. Le rimanenze nell’attivo in C.I.1 (materie prime, sussidiarie e di consumo).

Quando conviene inventariare

Se le scorte sono modeste e stabili nel tempo, il valore delle rimanenze iniziali e finali è simile e la variazione è irrilevante: l’impresa può non inventariarle, applicando il principio di rilevanza (art. 2423, c. 4, c.c.), a condizione che la scelta sia costante e che l’omissione non alteri la rappresentazione del bilancio. Per le scorte significative, come i componenti di un ciclo di verniciatura, l’inventario resta necessario.

Regole fiscali essenziali

  • Imposte sui redditi. La variazione delle rimanenze concorre al reddito: le rimanenze finali si sommano ai ricavi e quelle iniziali si sottraggono (art. 92 TUIR).
  • IRAP. La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo di bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997); secondo Assonime le svalutazioni prudenziali che hanno natura di accantonamento non sono deducibili neppure ai fini IRAP.
  • IVA. La variazione delle rimanenze è una scrittura interna senza IVA.

Variazione delle rimanenze di materie sussidiarie: esempio di contabilizzazione

Un’impresa che produce mobili acquista nel 2025 vernici e colle per 20.000 euro più IVA al 22%. A inizio anno le scorte valevano 6.000 euro; l’inventario del 31 dicembre le valuta 7.500 euro. Il piano usa tre conti: le esistenze iniziali, le rimanenze finali e la variazione, che raccoglie la differenza.

Regola Fondamentale & Ratio

Inventariare le sussidiarie significative, riconciliare quantità e costi con il magazzino e verificare obsolescenza e continuità del metodo prima di registrare iniziali meno finali.

Riferimenti Normativi Primari:
Codice civile, art. 2426TUIR, art. 92D.Lgs. 446/1997, art. 5

🏛️Principi contabili (OIC)

Classificazione in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci)

L’OIC 12 iscrive in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) la variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci, calcolata come esistenze iniziali meno rimanenze finali: se le scorte calano è un costo, se crescono riduce i costi. Le variazioni dei prodotti in corso, semilavorati e finiti di produzione propria stanno in A.2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) e quelle dei lavori su ordinazione in A.3 (variazioni dei lavori in corso su ordinazione).

Valutazione delle rimanenze

Le rimanenze si valutano al minore tra il costo di acquisto, con gli oneri accessori, e il valore di realizzazione desumibile dal mercato (art. 2426, n. 9, c.c.; OIC 13). Per i beni fungibili il costo si calcola con la media ponderata o con il metodo del primo entrato, primo uscito (art. 2426, n. 10, c.c.), applicato in modo costante negli anni. Se in seguito vengono meno i motivi della svalutazione, il costo si ripristina.

Materie sussidiarie e produzione

Nel costo dei prodotti finiti le materie sussidiarie si imputano come costi diretti se sono identificabili per prodotto, altrimenti come quota di costi indiretti di produzione; ciò che resta in magazzino non entra nel costo di produzione dell’esercizio (OIC 13).

🏛️Nota integrativa

Informazioni obbligatorie

Le informazioni che la nota integrativa deve fornire su questa voce, con la fonte dell’obbligo.

  • Criteri di valutazione. I criteri applicati nella valutazione della voce, nelle rettifiche di valore e nella conversione degli importi in valuta estera. Obbligo di legge: art. 2427, c. 1, n. 1, c.c.
  • Svalutazioni e ripristini delle rimanenze. I criteri di svalutazione al valore di realizzo, gli eventuali ripristini del costo con il relativo effetto a conto economico e i gravami sulle rimanenze (pegno, riserva di proprietà). Principio contabile: OIC 13, par. 59-60 e 64.

Bilancio abbreviato e micro-imprese. Nel bilancio in forma abbreviata restano dovute: criteri di valutazione; svalutazioni e ripristini delle rimanenze (art. 2435-bis, c. 5, c.c.). Le micro-imprese sono esonerate dalla nota integrativa se in calce allo stato patrimoniale indicano impegni, garanzie e passività potenziali e i compensi e crediti di amministratori e sindaci (art. 2427, c. 1, n. 9 e 16); se la redigono, seguono le regole del bilancio abbreviato (art. 2435-ter c.c.).

🏛️Relazione sulla gestione

Informazioni obbligatorie

Le informazioni che la relazione sulla gestione deve contenere in relazione a questa voce, con la fonte dell’obbligo.

  • Analisi della gestione e rischi. Un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione e dell’andamento della gestione, con indicatori finanziari e, se del caso, non finanziari, e la descrizione dei principali rischi e incertezze. Obbligo di legge: art. 2428, c. 1 e 2, c.c.

Esoneri. Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata non sono tenute alla relazione se forniscono in nota integrativa le informazioni sulle azioni proprie e della controllante (art. 2435-bis, c. 7, c.c.); le micro-imprese, se le riportano in calce allo stato patrimoniale (art. 2435-ter c.c.).

⚖️Disciplina fiscale

Imposte sui redditi

La variazione delle rimanenze concorre al reddito: le rimanenze finali si sommano ai ricavi e quelle iniziali si sottraggono (art. 92 TUIR). Fiscalmente i beni fungibili si valutano, come base, con il LIFO a scatti per categorie omogenee, ma chi in bilancio usa FIFO, costo medio ponderato o LIFO continuo mantiene gli stessi valori (art. 92, c. 4). La svalutazione è deducibile solo fino al valore normale medio dell’ultimo mese dell’esercizio, applicato all’intera quantità della categoria (art. 92, c. 5); le svalutazioni prudenziali per obsolescenza o invendibilità oltre quel valore sono, secondo Assonime, accantonamenti non deducibili. Per le società in derivazione rafforzata le rimanenze finali del bilancio sono l’esistenza iniziale dell’anno dopo, anche fiscalmente.

IRAP

La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo di bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997); secondo Assonime le svalutazioni prudenziali che hanno natura di accantonamento non sono deducibili neppure ai fini IRAP.

IVA

La variazione delle rimanenze è una scrittura interna senza IVA. Accantonamenti, svalutazioni, rettifiche di valore e imposte sul reddito sono scritture interne di fine anno o debiti verso l’Erario: non c’è un’operazione con un fornitore e quindi non c’è IVA. L’IVA riguarda solo gli acquisti e le vendite da cui quei valori derivano.

Rimanenze finali e categorie omogenee

Le variazioni delle rimanenze concorrono al reddito: le finali si sommano ai ricavi e le iniziali si sottraggono. Le finali sono assunte per un valore non inferiore a quello che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore (art. 92, c. 1, TUIR). Chi in bilancio usa la media ponderata o il FIFO mantiene gli stessi valori anche ai fini fiscali (art. 92, c. 4); se il valore unitario medio supera il valore normale dell’ultimo mese, il valore minimo si calcola sull’intera quantità al valore normale (c. 5). Le rimanenze finali sono le esistenze iniziali dell’anno dopo (c. 7).

Beni che rientrano

Le materie sussidiarie sono tra i beni le cui variazioni concorrono al reddito perché acquistate per essere impiegate nella produzione (art. 85, c. 1, lett. b, TUIR, dal 2027 art. 94); la disciplina del valore delle rimanenze è la stessa delle materie prime.

IRAP

La voce B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) concorre alla base IRAP delle società di capitali per l’importo iscritto in bilancio (art. 5 D.Lgs. 446/1997): non serve alcuna variazione. Una svalutazione prudenziale che ha la natura di accantonamento non ha però rilievo come costo deducibile ai fini IRAP.

Testo unico dal 2027

Dal 1° gennaio 2027 la disciplina è nell’art. 101 del nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), con gli stessi commi (1 categorie omogenee, 3 voci distinte per esercizio, 4 media ponderata e FIFO, 5 valore normale, 7 esistenze iniziali) e la stessa impostazione dell’art. 92 attuale.

Gli importi degli esempi hanno finalità illustrativa del meccanismo contabile e fiscale: salvo diversa indicazione nel testo, non vanno intesi come valori tipici o di riferimento per casi reali.

📊Da 6.000 a 7.500 euro

Acquisti, inventario e variazione dell’anno
Caso pratico guidato · Dati di partenza

Un’impresa che produce mobili acquista nel 2025 vernici e colle per 20.000 euro più IVA al 22%. A inizio anno le scorte valevano 6.000 euro; l’inventario del 31 dicembre le valuta 7.500 euro. Il piano usa tre conti: le esistenze iniziali, le rimanenze finali e la variazione, che raccoglie la differenza.

1. Fattura di acquisto - 10 marzo 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Acquisti di materie sussidiarie (B.6) 20.000,00 -
IVA a credito (C.II.5-bis) 4.400,00 -
Debiti verso fornitori (D.7) - 24.400,00
Totale 24.400,00 24.400,00

Gli acquisti dell’anno vanno in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) per l’intero importo, senza distinguere ciò che sarà consumato.

2. Pagamento - 10 aprile 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Debiti verso fornitori (D.7) 24.400,00 -
Banca c/c (C.IV.1) - 24.400,00
Totale 24.400,00 24.400,00

Il pagamento chiude il debito verso il fornitore: nessun effetto sul costo, che è già di competenza.

3. Storno delle esistenze iniziali - 31 dicembre 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze iniziali di materie sussidiarie (B.11) 6.000,00 -
Rimanenze di materie sussidiarie (C.I.1) - 6.000,00
Totale 6.000,00 6.000,00

Le scorte dell’anno precedente, portate nel bilancio d’apertura, si azzerano contro il conto delle esistenze iniziali di B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci): diventano un costo dell’anno.

4. Rilevazione delle rimanenze finali - 31 dicembre 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze di materie sussidiarie (C.I.1) 7.500,00 -
Rimanenze finali di materie sussidiarie (B.11) - 7.500,00
Totale 7.500,00 7.500,00

L’inventario di fine anno, valorizzato al minore tra costo e valore di realizzo, si iscrive nell’attivo in C.I.1 (rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo) contro le rimanenze finali di B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci).

5. Determinazione della variazione - 31 dicembre 2025

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze finali di materie sussidiarie (B.11) 7.500,00 -
Rimanenze iniziali di materie sussidiarie (B.11) - 6.000,00
Variazione delle rimanenze di materie sussidiarie (B.11) - 1.500,00
Totale 7.500,00 7.500,00

Le scorte crescono di 1.500 euro: la variazione, negativa, riduce i costi dell’anno perché una parte degli acquisti è ancora in magazzino. In conto economico B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) espone un importo negativo di 1.500 euro.

6. Storno delle esistenze iniziali dell’esercizio successivo - 31 dicembre 2026

Registrazione Contabile
Dare (€) Avere (€)
Rimanenze iniziali di materie sussidiarie (B.11) 7.500,00 -
Rimanenze di materie sussidiarie (C.I.1) - 7.500,00
Totale 7.500,00 7.500,00

Alla chiusura del 2026 le rimanenze finali del 2025 diventano esistenze iniziali e si stornano, per confrontarle con l’inventario del 2026: il ciclo si ripete ogni anno.

⚠️Controlli prima della dichiarazione

  • Soglia di rilevanza. Decidere e documentare per quali categorie di sussidiarie si tiene l’inventario e per quali si applica la rilevanza.
  • Inventario fisico. Eseguirlo al 31 dicembre e riconciliarlo con le schede di magazzino.
  • Metodo di valutazione. Applicare lo stesso metodo degli anni precedenti; se cambia, spiegarlo in nota integrativa.
  • Materiale obsoleto. Svalutare i materiali fuori uso, come vernici scadute o componenti di modelli fuori produzione.
  • Categorie omogenee. Raggruppare per natura e per valore ai fini fiscali e verificare il valore normale dell’ultimo mese.

⚠️Errori ricorrenti

Errore ricorrente

Sussidiarie a costo diretto

Spesarle sempre in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) senza inventario altera il risultato quando le scorte variano in modo sensibile.

Errore ricorrente

Confusione con i materiali di consumo

Le sussidiarie concorrono al prodotto, i materiali di consumo no: le due variazioni hanno conti diversi.

Errore ricorrente

Variazione con il segno sbagliato

Se le rimanenze aumentano, B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci) è negativa e riduce i costi.

Errore ricorrente

Valore al prezzo di listino

Le rimanenze si valutano al costo, non al prezzo di vendita del prodotto in cui confluiranno.