Inquadramento generale
Le materie sussidiarie sono beni che servono a realizzare il prodotto ma non ne costituiscono la parte principale: lo completano, lo uniscono, lo rifiniscono. Colle, vernici, viti e bulloni, filo per cucire, additivi, etichette interne. Entrano nel prodotto in quantità piccola rispetto alla materia prima.
Distinguere le materie sussidiarie da quelle prime non cambia la voce di bilancio, perché entrambe stanno in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci), ma serve al controllo di gestione: permette di conoscere quanto costano i materiali di completamento per ogni prodotto e di accorgersi di sprechi o aumenti di prezzo che altrimenti resterebbero nascosti nella voce più grande.
Cosa ci rientra
- Falegnameria. Colle e mastici; vernici, impregnanti e cere; viti, chiodi, cerniere e ferramenta di montaggio.
- Metalmeccanica. Bulloneria e rivetti; elettrodi e filo per saldatura; vernici e primer di finitura.
- Alimentare. Sale, spezie e aromi; lieviti e additivi; coloranti e conservanti.
- Tessile e abbigliamento. Filo per cucire; bottoni, cerniere e zip; etichette interne e fodere.
- Edilizia. Additivi per calcestruzzo; sigillanti e silicone; tasselli e ancoraggi.
Come riconoscerlo nei documenti
La fattura riguarda materiali di completamento acquistati in confezioni o piccole quantità, spesso da ferramenta, colorifici, fornitori di componentistica minuta. La domanda da porsi è: questo bene finisce dentro il prodotto, ma non è la sua parte principale? Allora è una materia sussidiaria.
Differenze con conti simili
- Materie prime. La distinzione è di sostanza, non di prezzo; in bilancio le due categorie confluiscono comunque nella stessa voce B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci).
- Materie di consumo. Se il bene non entra nel prodotto ma si consuma negli impianti, come il lubrificante, è una materia di consumo.
Collocazione in bilancio
B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci); giacenze in C.I.1 (materie prime, sussidiarie e di consumo) con variazione in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci).
Criterio pratico
Se il materiale finisce dentro il prodotto venduto ma in quantità piccola rispetto alla materia principale, è una sussidiaria; se non ci finisce, perché si consuma negli impianti o nella lavorazione, è una materia di consumo.
Regole fiscali essenziali
- Imposte sui redditi. Il costo è deducibile per intero nell’esercizio di competenza (art. 109, c. 1 e 2, TUIR).
- IRAP. Per le società di capitali la base IRAP è la differenza tra valore e costi della produzione del conto economico (art. 5 D.Lgs. 446/1997): il costo classificato correttamente in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) si deduce per l’importo iscritto in bilancio.
- IVA. L’IVA addebitata dal fornitore è detraibile (art. 19 DPR 633/1972) perché il bene serve a un’attività che genera operazioni imponibili.
Materie sussidiarie: esempio di contabilizzazione
Lo stesso mobilificio acquista vernice trasparente e colla vinilica per 1.500 euro più IVA. Finiscono sui tavoli, ma in misura marginale: sono materie sussidiarie.
Le materie sussidiarie entrano nel prodotto in misura minore rispetto alla materia prima: si rilevano in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) e, a fine anno, le giacenze vanno in C.I.1 (materie prime, sussidiarie e di consumo) con la variazione in B.11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci).
Principi contabili (OIC)
Collocazione
L’OIC 12 comprende le materie sussidiarie nella voce B.6 insieme alle materie prime, di consumo e alle merci. Il costo comprende gli oneri accessori addebitati dal fornitore ed è al netto di sconti, abbuoni e resi.
Valore costante
Per le materie sussidiarie e di consumo di valore modesto e con costo sostanzialmente stabile, l’OIC 13 ammette l’iscrizione delle rimanenze a un valore costante, quando la quantità, il valore e la composizione variano poco nel tempo: è un’applicazione del principio di rilevanza.
Nota integrativa
Le informazioni che la nota integrativa deve fornire su questa voce, con la fonte dell’obbligo.
- Criteri di valutazione. I criteri applicati nella valutazione della voce, nelle rettifiche di valore e nella conversione degli importi in valuta estera. Obbligo di legge: art. 2427, c. 1, n. 1, c.c.
- Svalutazioni e ripristini delle rimanenze. I criteri di svalutazione al valore di realizzo, gli eventuali ripristini del costo con il relativo effetto a conto economico e i gravami sulle rimanenze (pegno, riserva di proprietà). Principio contabile: OIC 13, par. 59-60 e 64.
Bilancio abbreviato e micro-imprese. Nel bilancio in forma abbreviata restano dovute: criteri di valutazione; svalutazioni e ripristini delle rimanenze (art. 2435-bis, c. 5, c.c.). Le micro-imprese sono esonerate dalla nota integrativa se in calce allo stato patrimoniale indicano impegni, garanzie e passività potenziali e i compensi e crediti di amministratori e sindaci (art. 2427, c. 1, n. 9 e 16); se la redigono, seguono le regole del bilancio abbreviato (art. 2435-ter c.c.).
Relazione sulla gestione
La legge non prevede per questa voce informazioni specifiche nella relazione sulla gestione. Se i suoi effetti sono significativi, ne dà conto l’analisi generale della situazione, dell’andamento della gestione e dei principali rischi e incertezze (art. 2428, c. 1, c.c.).
Esoneri. Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata non sono tenute alla relazione se forniscono in nota integrativa le informazioni sulle azioni proprie e della controllante (art. 2435-bis, c. 7, c.c.); le micro-imprese, se le riportano in calce allo stato patrimoniale (art. 2435-ter c.c.).
Disciplina fiscale
Imposte sui redditi
Il costo è deducibile per intero nell’esercizio di competenza (art. 109, c. 1 e 2, TUIR). Per i beni mobili la competenza è data dalla consegna o dalla spedizione, non dalla data della fattura né dal pagamento: un bene consegnato il 28 dicembre è un costo di quell’anno anche se la fattura arriva a gennaio, e a fine anno si rileva come fattura da ricevere. Per le società che applicano la derivazione rafforzata (art. 83 TUIR: tutte quelle che redigono il bilancio secondo gli OIC, escluse le micro-imprese che non lo redigono in forma ordinaria) valgono direttamente i criteri di imputazione del bilancio. Serve sempre l’inerenza all’attività e un documento che provi la spesa. La parte non ancora usata o venduta a fine esercizio si toglie dal risultato con le rimanenze finali (art. 92 TUIR), quindi il costo pesa sul reddito man mano che i beni vengono consumati o venduti, non quando si comprano. Le sussidiarie seguono le stesse regole di valutazione delle materie prime; se il costo d’acquisto è stabile nel tempo, il bilancio può valutarle a un valore costante (OIC 13).
IRAP
Per le società di capitali la base IRAP è la differenza tra valore e costi della produzione del conto economico (art. 5 D.Lgs. 446/1997): il costo classificato correttamente in B.6 (costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci) si deduce per l’importo iscritto in bilancio. Le società di persone e le imprese individuali che non hanno optato per il metodo di bilancio assumono invece i componenti secondo le regole del TUIR (art. 5-bis).
IVA
L’IVA addebitata dal fornitore è detraibile (art. 19 DPR 633/1972) perché il bene serve a un’attività che genera operazioni imponibili. La detrazione si esercita, con la fattura ricevuta, al più tardi nella dichiarazione IVA dell’anno in cui l’imposta è diventata esigibile. Una fattura di fine mese ricevuta entro il 15 del mese successivo si può detrarre già nel mese dell’operazione, salvo che l’operazione sia dell’anno precedente (art. 1 DPR 100/1998). Se l’impresa effettua anche operazioni esenti, la detrazione si riduce secondo il pro-rata (art. 19, c. 5, e art. 19-bis). Attenzione all’inversione contabile: negli acquisti da fornitori di altri Paesi UE (artt. 46-47 D.L. 331/1993) la fattura arriva senza IVA; l’impresa la integra con aliquota e imposta e la annota sia nel registro acquisti sia in quello delle vendite, con effetto neutro.
Acquisto di vernice e colla da parte di un mobilificio
Lo stesso mobilificio acquista vernice trasparente e colla vinilica per 1.500 euro più IVA. Finiscono sui tavoli, ma in misura marginale: sono materie sussidiarie.
1. Ricevimento della fattura - 14 ottobre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Materie sussidiarie c/acquisti (B.6) | 1.500,00 | - |
| IVA a credito (C.II.5-bis) | 330,00 | - |
| Debiti verso fornitori (D.7) | - | 1.830,00 |
| Totale | 1.830,00 | 1.830,00 |
2. Pagamento del fornitore - 13 novembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti verso fornitori (D.7) | 1.830,00 | - |
| Banca c/c (C.IV.1) | - | 1.830,00 |
| Totale | 1.830,00 | 1.830,00 |
3. Rilevazione delle rimanenze finali - 31 dicembre 2025
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Rimanenze di materie sussidiarie (C.I.1) | 450,00 | - |
| Variazione delle rimanenze di materie sussidiarie (B.11) | - | 450,00 |
| Totale | 450,00 | 450,00 |
A fine anno restano confezioni di vernice e colla per 450 euro.
4. Storno delle rimanenze a inizio esercizio - 1° gennaio 2026
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Variazione delle rimanenze di materie sussidiarie (B.11) | 450,00 | - |
| Rimanenze di materie sussidiarie (C.I.1) | - | 450,00 |
| Totale | 450,00 | 450,00 |
All’apertura dell’esercizio successivo le rimanenze iniziali tornano a conto economico e si confrontano, a fine anno, con le nuove rimanenze finali.
Controlli prima della dichiarazione
- Classificazione coerente. Verificare che le materie sussidiarie siano distinte dalle materie di consumo con un criterio costante nel tempo.
- Giacenze significative. Verificare se le giacenze di fine anno sono rilevanti e vanno inventariate, o se si applica in modo corretto il valore costante.
- Competenza delle consegne. Verificare che le consegne di dicembre siano registrate nell’anno, anche come fatture da ricevere.
Errori ricorrenti
Sussidiarie registrate come spese generali
Colle, vernici e minuterie acquistate in piccole quantità finiscono spesso tra le spese varie: così il costo industriale del prodotto risulta sottostimato e le rimanenze non ne tengono conto.
Valore costante applicato senza i presupposti
Il valore costante è ammesso solo se quantità e costo sono stabili; applicarlo per comodità a scorte che variano molto altera il risultato.
Giacenze ignorate
Scorte consistenti di vernici o componenti a fine anno, se non inventariate, anticipano il costo all’esercizio dell’acquisto.
